C'è qualcos'altro che mi sfugge? Ho qualche raccomandazione? ... cosa vedrò, cosa non vedrò, ma sono contento che il mio libro ti piaccia, perché non è mai stato scritto.
L'ultimo giorno del libro per me sarà come te il primo, visto che ormai sono diventato l'autore delle tante copertine del libro; che hai sentito ah ah! Che risate faccio per la semplicità e, verità sapendo quando mi ritrovo bene standomi qui a divertire con lo stesso pensiero che non è un falso ma è un da fare.Paulo Coelho- L'Alchimista. pag 90 -
Preso su internet: lettura equipollente.
LA PRESUNTA TOMBA DI GESU’ IN KASHMIR CHIUSA AI
TURISTI
5 giugno 2010blog lifechiusa, gesù, kashmir, tomba,
turisti 26/05/2010
Gesù riposa in India
A nord della penisola indiana, in Kashmir, c’è un
santuario che ospita due tombe, una delle quali sarebbe quella di Gesù.
Gesù è morto come un uomo comune e giace in una tomba
a Srinagar, capitale dello Stato indiano del Kashmir.
Sembra la sceneggiatura di un romanzo di Dan Brown, e
invece è la Lonely Planet, famosa collana di guide turistiche, che riporta la
descrizione della “tomba di Gesù”, nel sito sepolcrale di Roza Bal, il cui
significato deriva dal kashmiro Rauza-Bal, “tomba del profeta”. A nulla è
servita la presa di distanza pubblicata nella più recente edizione della guida
sull’India: la tomba è ormai meta di pellegrinaggio da parte di stranieri
curiosi e di teorici della cospirazione.
Il dibattito va avanti da decenni e sembra che la
tomba contenga due siti di sepoltura: uno è quello di un santo musulmano del
periodo medievale, Syed Naseerudin, l’altro è di un predicatore carismatico arrivato
in Kashmir da Israele nel 30 d.C., Yuz Asaf, chiamato anche Issa.
Tutto il movimento che ruota attorno alla vicenda e i
turisti che riempiono il sito sacro, non sono ben visti dalla popolazione
musulmana locale, per la quale la tomba contiene i resti dell’antico santo
Sufi, il più recente inquilino di Roza Bal, la cui vita è ampiamente
documentata, e che ha attirato su di sé tutta l’attenzione religiosa in epoca
recente.
Di Yuz Asaf, invece, si dice sia arrivato con la madre
Maria, e il suo nome nella lingua del Kashmir vuol dire “il guaritore” o “il
pastore”.
Le storie riguardanti versioni alternative o spurie
del Nuovo Testamento, tra le quali la possibilità che Gesù sia sopravvissuto
alla crocifissione e abbia viaggiato fino in Kashmir con la madre o con la
moglie, sono molto antiche, ma negli ultimi cento anni hanno cominciato a
destare sempre più interesse.
Della tomba di Roza Bal si hanno testimonianze dal 112
d.C., prima dell’avvento dell’Islam, ma sia i musulmani che i cristiani sono
concordi nell’affermare che tutta questa storia è blasfema: per entrambe le
religioni Gesù Cristo è stato assunto in cielo da Dio, e alcune sette credono
in una sua seconda venuta.
Il guardiano del piccolo santuario che sorge a
Srinagar dichiara con fermezza che entrambe le sepolture sono musulmane, ma i
sostenitori della tesi che nel tempio di Roza Bal ci sia la tomba di Cristo
portano diversi argomenti a favore delle loro teorie: tra loro c’è Suzanne
Olsson, ricercatrice che vive a New York, autrice di “Jesus in India, the lost
tomb”. La Olsson dice di essere la 59esima discendente di Cristo e ha un
progetto dal nome ambizioso: “il Dna di Dio”, che vuole studiare sette siti
sepolcrali tra Pakistan, Kashmir e Tibet, sperando che l’esame del Dna a Rosa
Bal produca la prova conclusiva della sua discendenza. Sostiene anche che in
quello che è oggi il Pakistan, dove sarebbe passata durante il suo viaggio, si
trovi la tomba di Maria, in un sito noto col nome di Murree.
I libri sull’argomento. Sull’argomento, oltre a quello
della Olsson, sono stati scritti diversi libri fin dal secolo scorso: un
avvocato francese per primo propose l’idea che Gesù avesse passato del tempo in
India in un libro del 1869, The Bible in India. C’è poi un autore russo,
Nicolas Notovich, che scrisse nel 1890 The Unknown life of Jesus Christ. Più di
recente troviamo una serie di libri pubblicati da una setta indiana, la setta
di Ahmadiyya, e un giornalista locale, Aziz Kashmiri, è coautore nel 1973 di un
altro libro sull’argomento con il professor Fida Hassnain, ex direttore della
sezione archeologica dei musei in Jammu e Kashmir. Oltre a libri di inchiesta e
saggi, troviamo anche romanzi ben documentati, come il thriller The Rozabal
line, di Ashwin Sanghi, del 2007.
Le tesi. Le principali tesi, riportate nelle diverse
pubblicazioni che vogliono provare la presenza di Cristo a Roza Bal, partono
dalla considerazione dei cosiddetti anni mancanti nella vita di Gesù, quelli
tra i 12 e i 30 anni, di cui non c’è traccia del Nuovo Testamento. L’autore
russo dell’ottocento, Notovich, parla di alcuni rotoli buddisti ritrovati in un
monastero nella regione di Ladakh, dove si narra della presenza di Gesù in
India proprio in quegli anni, impegnato nello studio del buddismo. Il
giornalista Kashmiri poi, insieme al prof. Hassnain, espone la tesi che Gesù
sia morto in India alla veneranda età di 120 anni. Un legame storico legherebbe
Gesù e l’area geografica del Kashmir: l’origine dei Kashmiri e dei Pashtun
afghani risalirebbe alle dieci tribù perdute di Israele, i popoli stabilitisi
in nuovi Paesi dopo essere andati via da Israele nel periodo babilonese, nel
720 circa a.C., è per questo motivo che Gesù sarebbe tornato tra la sua gente.
La Olsson fa
notare invece che il sarcofago a Roza Bal è posizionato da est verso ovest,
come vuole la tradizione giudaica, al contrario di quella musulmana, che segue
la direttrice nord-sud, ed è poi stato coperto da una pietra direzionata da
nord a sud per conferire al luogo, secondo la sua spiegazione, un’identità
musulmana. Inoltre i piedi di Yuz Asaf, scolpiti sulla pietra, mostrano i segni
di ferite del tutto simili a quelle inferte da un chiodo che li attraversa
quando sono uno sopra all’altro durante la crocifissione, e in Asia non c’è
nessuna tradizione o traccia storica di crocifissioni. Altre sepolture poi,
oltre a quella di Murree, testimonierebbero i legami tra il Kashmir e la
tradizione giudaica: la tomba di Mosè e quella del fratello Aronne che si
troverebbero a Bandipora e Harwan, sempre in linea est-ovest.
Una cosa è certa, se tutte queste tesi possono
dimostrare che il sepolcro di Roza Bal sia di matrice giudaica, ben altra cosa
è provare che si tratti della tomba di Gesù il nazareno. Tuttavia il principale
problema per Suzanne Olsson e il suo progetto è un’altro: l’idea di fare il
test del Dna è visto come una profanazione del santuario da parte della
popolazione di Srinagar. Le cose vanno meglio in Pakistan dove si trova la
tomba di Maria, e il governo ha già dato il suo appoggio al progetto, anche
mettendo a disposizione tecnologie militari per eseguire i rilievi. In Kashmir
è però difficile che le cose vadano allo stesso modo, visto che un simile
pronunciamento da parte del governo scatenerebbe accese proteste da parte di
chi ha già definito folle la ricercatrice americana, e il santuario ad aprile è
stato chiuso a seguito di un tentativo della Olsson di introdurvisi ed
effettuare il test.
Dopo vent’anni di guerra indipendentista, lo stato di
Jammu e Kashmir sta vivendo un periodo di relativa tranquillità, e il governo
indiano non vuole turbare la fragile calma che si è venuta a creare
autorizzando iniziative che possano far riesplodere la violenza religiosa.
Nessun commento:
Posta un commento